
La poesia è scritta in vernacolo Sulmonese qui di seguito la traduzione alla lettera:
VORREI
Vorrei radunare questi pochi panni/ ad un bastone, in cima, in un fagottino/e andarmene cosi, strade e stradine/e per coperta, a sera, cielo e stelle.
Vorrei andare a ritrovare il ragazzino/ che giocava dentro una tinozza/con una palla oppure con un tegame/e tutto intorno gli sembrava bello.
Vorrei raccogliere tutti i pensieri/ quelli più brutti e poi buttarli a ieri.
Vorrei Te Cicirinella bella/ che cullavi in una piccola culla/ un bambino con questa canzoncina/che mi rintona ancora nel cervello.
Vorrei gli schiaffi, ch'erano carezze, / che mi prendevo, ora con contentezza/quando allora Papà mi si arrabbiava, per quelle bambinaggini che facevo.
Vorrei riabbracciarmi come allora /ancora oggi a te, il primo amore...
Vorrei risentire quelle parole/ ma tempo passa... passa e se ne vola.
Mentre si riavvia questa nottata, /vorrei ritornarci almeno in sogno/ a ritrovarmi bambino e ragazzo/ vorrei... si... come vorrei...
Quel "vulesse" ripetuto dieci volte denota più che il desiderio,la necessità interiore del poeta di tornare al passato. E'un tema presente in altre composizioni.
RispondiEliminaSono tante le riflessioni che produce uno scritto.
Domando soltanto: il poeta si è chiesto quanti bimbi vivono "felici e spensierati"? Dove sono "du' sguarde 'nnammurate: Mamme e Papa'?
Il ragazzo di oggi, diventato uomo, sognerà di tornare al passato?
Certo se lo ho è chiesto e ci ha dato la risposta: "Sì, sempre".
Il futuro spaventa noi, uomini d'oggi, non meno del Leopardi.
Di qui la sua modernità.